Cenere alla cenere.

Eccomi qui.

All’ombra di un albero; letteralmente persa tra le pagine di quel libro.
Persa in una nuova dimensione. Vivevo le più improbabili emozioni, mano a mano che leggevo.

D’improvviso, un lampo illumina il cielo. Ne seguono altri.
Il rombare dei tuoni comincia a farsi sentire.
Lascio che l’aria della tempesta e l’odore della pioggia mi inebrino.

Il cielo comincia a farsi sempre più scuro.
Scuro come il demone da cui tento di scappare, in giorni come questi. Un demone che si diverte a cibarsi delle mie carni; di ogni singolo brandello.

Cade la pioggia. E io resto qui.
Assaporo la sensazione che ogni singola goccia mi offre. Uno schiocco sul viso, seguito da una dolce carezza.

Non ho la forza di andare via, di tornare a casa. Cerco, quindi, riparo sotto questo albero maestoso, il quale mi fa sentire al sicuro. Anche se “sicuro” non è forse il termine più adatto , dati i pericoli che sto correndo stando seduta qui… durante un temporale.

Ma, al momento, mi sento così vuota.

Ripenso alla mia giornata, la quale è decisamente una di quelle classificabili come “PESSIMA”: mi alzo, preparo la colazione, mi reco al bagno e corro a vestirmi… Poi mi metto alla guida della mia cara e vecchia automobile, sapendo di aver già fatto tardi per il lavoro.
Nel tragitto per andare in ufficio, noto che c’è stato un incidente: un’auto  ha preso in velocità la fiancata di un tir carico di benzina, provocando un’esplosione e ha incenerito la vettura.
Il ché spiegherebbe il traffico infinito; nonostante il ritardo, riesco ad arrivare a lavoro e passare una giornata come tante altre, se non fosse che…
Pochi istanti dopo, ricevo una chiamata. È un’infermiera…

Di quella telefonata, non ricordo molto.
Ricordo solamente il momento in cui il mondo mi crollò addosso: mia figlia era a bordo di una delle due auto coinvolte.
Il giorno prima, avevamo perfino litigato. Non volevo che andasse a dormire a casa di quel suo Amico. Non nel giorno del suo compleanno.
Ma lei è cocciuta, almeno tanto quanto la sottoscritta. Ha preferito trascorrere il suo ventunesimo compleanno con gli amici, promettendomi che sarebbe andata a scuola il giorno dopo.

Sapevo che avrebbe mantenuto la parola.
Quel che non sapevo, era il livello di follia del suo… Amico.

Sono in shock. Non so nemmeno cosa provo. Dolore, sì. Forse troppo.
Così tanto, da sentire la necessità di andare a trovare mia figlia. Ora.
Ho preferito andare al parco. Il nostro parco.

E ora che son qui… Non riesco a trovare una motivazione valida per voler tornare a casa. Per voler continuare a vivere, quando una parte vitale di me è stata trascinata giù nel baratro insieme a quella di mia figlia.

Eppure, nonostante la consapevolezza del non poter tornare più a sorridere spensieratamente, sono qui. Sono qui, mentre leggo il suo libro preferito, alle fronde della maestosa quercia che lei adorava tanto.

Le mie labbra accennano involontariamente un sorriso; è quasi impercettibile.
Solo adesso mi rendo conto del perché Layla amasse proprio questo albero, fra tanti.
È come se la natura mi stesse riparando da questa brutta tempesta, come fosse un ombrello.

Sorrido all’idea di una Madre Natura, in vesti umane, pronta a tendermi una mano in questo mio momento di debolezza e di sconforto.

Mi lascio cadere, poggiando la schiena contro il tronco, con le lacrime che solcano le mie guance, lasciandomi coccolare da quella sensazione di calore e protezione che Madre Natura mi sta offrendo.

Passano i secondi… e i minuti… e forse le ore.
Temo di essermi addormentata per lo strazio del pianto.
Con grande stupore, al mio risveglio, vedo un raggio di sole perforare ciò che rimane delle nubi oscure, in lontananza. Da qualche parte, avrà già smesso di piovere.

Mi domando perché, per noi umani, non sia facile cambiare e domare l’umore, così come lo è per il cielo.
Se solo avessi un briciolo della forza della Natura…

Mi manca così tanto.

La tempesta è al suo apice. I tuoni sono sempre più forti e le saette si fanno sempre più affascinanti… Tra poco, probabilmente, la tempesta andrà a scemare.
Sento un rombo assordante.

Poi il buio.

Anche il mio corpo è tornato alla cenere.

 

Reth.

 

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